Vlad's profileLa Dimora di VlaDPhotosBlogListsMore Tools Help

La Dimora di VlaD

Perennemente in lotta contro le forze del male... Tipo la Chiesa Cattolica, e l'indifferenza altrui.
Photo 1 of 107
More albums (1)
  • Send a private message
  • Subscribe to RSS feed
  • Tell a friend
  • Add to My MSN
  • Add to Live.com
  • Add to your network

Vlad Logan

Occupation
Location
Interests
Il futuro non è fissato, il solo destino è quello che ci creiamo noi.

ll 92% dei teenagers ascolta musica rap o hip hop, pop house. Solo l' 8% dei ragazzi ascolta musica Rock, Metal o Punk. Inserisci questa frase nel tuo profilo se sei fra questo 8% e vanne fiero.
Benvenuto nel mio Spaces!
Please wait...
Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
You didn't enter anything. Please try again.
Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
Your parent has turned off comments.
Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
Complete the security check below to finish leaving your comment.
The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.
Clark Kentwrote:
Heilà Vlad ^^ non ci vediamo da un pò :) non mi sono dimenticato di te, è che lo sai, sono un tipo... impegnato.
Bel blog, bellissimi interventi... Siamo davvero una razza in estinzione :D ciao, un abbraccio forte!
Dec. 4
_Dea _Goth_wrote:
ciao amoreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!
Apr. 15
Gloria Pixxwrote:
Image and video hosting by TinyPic
Dec. 24
Irowrote:
Hei! iniziamo con classe..... buon proseguimento, by il Re dei Morti
Nov. 11

Video

 
June 19

Quanti INNOCENTI occorrono x confezionare 1 sola pelliccia??

Agnello droadtail 30 - 45
Agnello Karakul 18 - 26
Bob-cat 15 - 20
Castoro 16 - 20
Cavallino 6 - 8
Cincillà 130 - 200
Coyote 12 - 16
Criceto 120 - 160
Ermellino 180 - 240
Fishe 18 - 25
Foca (cucciolo) 5 - 8
Gatto 20 - 30
Ghiottone 5 - 7
Lince 8 - 18
Lontra 10 - 20
Lupo 3 - 5
Martora 40 - 50
Moffetta 60 - 70
Nutria 25 - 35
Ocelotto 12 - 18
Opossum 30 - 45
Procione 20 - 35
Puzzola 50 - 70
Scoiattolo 120 - 200
Tasso 10 - 12
Topo muschiato 60 - 110
Visone 30 - 50
Volpe 10 - 20
Wallaby 20 - 30
Zibellino 50 - 80
June 12

Non è vero che l'uomo ha sempre mangiato la carne

Per millenni questo alimento è stato prerogativa dei benestanti: il popolo è stato quasi sempre vegetariano o al limite consumava la carne saltuariamente, dal momento che era più conveniente assicurasi il consumo giornaliero delle uova delle galline, piuttosto che un pasto a base di carne; era più conveniente usufruire del latte della pecora o della mucca, piuttosto che consumare l'animale in pochi giorni.

L'uomo nasce come animale frugivoro e per milioni di anni si alimenta allo stesso modo delle scimmie antropoidi, finché nell'ultima glaciazione Wurm dell'Era Quaternaria, nel periodo detto Pleistocene, circa qualche milione di anni fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti climatici, iniziati 17 milioni di anni fa, nell'era Terziaria, tra il Miocene ed il Pliocene, si trasformano in savane e i nostri progenitori, sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si adattarono a mangiare anche la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei resti degli animali predatori.

L'introduzione, anche se relativamente modesta dell'alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta naturale, fondamentalmente vegetariana, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media dell'individuo (circa il 50%), probabilmente dovuto al conseguente sviluppo delle malattie. L'uomo nasce nelle grandi foreste dell'Africa equatoriale, come animale arboricolo, cioè che vive principalmente sugli alberi, contemporaneamente allo sviluppo delle angiosperme, le piante da frutto e, per circa 4 milioni di anni, si nutre di frutta, semi, germogli, bacche, foglie e radici. Anche quando inserisce nella sua dieta la carne, resta fondamentalmente vegetariano.

Dedicandosi sempre di più all'agricoltura e meno alla caccia, l'alimento carneo diviene sempre più raro e, nel tempo, relegato soltanto ai ricchi, come status simbolo di una condizione economica.

L'uomo attuale, strettamente imparentato con gorilla, scimpanzé, gibboni e urang- tang, appartiene alla classe dei mammiferi, all'ordine dei primati, alla famiglia degli ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens ed ha con questi in comune il 98% circa del patrimonio genetico. E' anatomicamente strutturato come questi avendo, infatti, due mani e due piedi, niente coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni di pori sudoripari nella pelle, pollice della mano opponibile, adatto a raccogliere semi e frutti, apparato masticatorio come il nostro, canini poco sviluppati, grandi molari smussati, adatti a triturare cibi duri e, quindi, notevole spessore dello smalto, forma dei denti con cuspidi arrotondati, incisivi ben sviluppati, adatti a tagliare i frutti e i vegetali, inoltre ghiandole salivari ben sviluppate come le nostre, saliva ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, l'intestino (lungo 12 volte la lunghezza del tronco) è sacculato, cioè a zone che servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, la placenta è discoidale, il colon convoluto. Struttura anatomica generale praticamente identica alla nostra.

Il fatto che questi nostri parenti siano vegetariani indica chiaramente che l'essere umano non sia stato strutturato dalla natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un animale onnivoro. L'animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi che guardano di lato, mammelle sull'addome, incisivi assai sviluppati, molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la lunghezza del tronco, placenta non caduca. Anche se l'essere umano, per la propria sopravvivenza, si è abituato a mangiare di tutto, questo non vuol dire che sia predisposto ad essere onnivoro: lo è diventato per sopravvivenza, per abitudine, vinto dal gusto della carne cotta.

Ma, a causa di questo cambiamento di dieta, ha pagato e paga con malattie e con il conseguente accorciamento di almeno 20 anni della sua vita. I primi bracieri ardenti per cuocere il cibo risalgono soltanto a 50 mila anni fa. Da questa data l'uomo addomestica animali in recinti e si dedica allo sviluppo dell'agricoltura, mentre la comparsa, in Egitto, dei primi rulli di pietra per macinare il grano risalgono soltanto a 10 mila anni fa. In passato, la carne veniva consumata saltuariamente e per questo l'organismo aveva più possibilità di metabolizzare questo prodotto senza eccessivi effetti collaterali.

Il problema del consumo della carne arriva in Occidente dal 1950 in poi , in virtù del benessere economico. Così, tutta la popolazione ha potuto finalmente appagare la fame ancestrale di questo prodotto, facendone un uso smoderato, ma sovvertendo la millenaria tradizione alimentare e con effetti devastanti per la salute umana.

Vegefobia

Letteralmente: paura dei vegetariani
Veramente: animali al macello, punto.

Vorremmo denunciare la vegefobia.
Letteralmente, la paura dei vegetariani.
Non che come vegetariani ci si senta perseguitati, intendiamoci. Nessun grido al complotto, nessun piagnisteo che implori per il nostro quieto vivere. Per capirci meglio, sarebbe forse il caso di chiarire, come premessa, due punti fondamentali: il primo è che, con distacco, siamo certi che dei vegetariani non freghi niente a nessuno. Il secondo, con rassegnazione, è che siamo convinti che non ci sia nessun complotto. Però è proprio dell’avversione contro chi non mangia carne che vorremmo parlare. Di quell’insieme multicolore di situazioni che, nella vita quotidiana come sui mezzi di comunicazione, espone ad assortite critiche i vegetariani e la loro scelta di non mangiare gli animali.

In televisione nutrizionisti occhialuti ripetono forsennatamente che i vegan rischiano la carenza di ferro, con la drammatica conseguenza di perdere denti e capelli. Questo tema, oltre a far venire i brividi per le terrificanti ripercussioni estetiche, è in grado evocare tragici scenari a livello salutistico. Ultimamente, stando alle nefaste narrazioni scientifiche, sembra che anche la salute sessuale sia spietatamente compromessa per i vegetariani. Mangiare carne, magari una bella bistecca, magari al sangue, pare roba da duri, mica da poveri emaciati esserini sdentati e senza capelli che strillano flebilmente w gli animali. Non è probabilmente un caso che in una cultura patriarcale come la nostra rifiutarsi di uccidere esseri senzienti per mangiarne le carni costituisca a livello simbolico un attentato alla propria o altrui virilità. Nonostante si tratti di una superstizione pura e semplice, questa associazione fra il cibarsi del frutto della violenza e la forza sessuale sembra persino più forte dell'evidenza scientifica, che invece evidenzia come i vegetariani godano di una salute buona e facciano una vita normale come tutti. Il collegamento fra consumo di carne e virilità è un luogo comune vecchio come il mondo, che nasce sul piano simbolico, culturale, politico e che oggi finge di avvalersi di motivazioni scientifiche. Consumare carne come azione da valorosi, mentre mangiare l’insalatina come faccenda da donne delicate e deboli. Stereotipi sessuali che evidenziano i rapporti di prevaricazione, non solo dell’uomo sugli animali, ma anche del maschio sulla donna.

In questo panorama incoraggiante non potevano mancare i giornalisti, che nei loro accattivanti articoli ci descrivono come esuberanti pazzoidi che passano ore a cucinare la verdura (ma quando mai, come se stessimo a saltellare armoniosamente tra i fiori, simili a tanti hippies fantasiosi, seguaci della filosofia new age. Veniamo dipinti come ipersensibili e bonaccioni idealisti, non come fermi sostenitori della libertà animale. Tematica troppo ridicola per essere presa sul serio, troppo "ideologica".
Scarcastica invece l’aneddotica sulla vita quotidiana dei vegetariani, ricca di spunti degni di una barzelletta di Pierino, soprattutto con la frase cult, dalle evidenti quanto inspiegabili pretese di originalità: “Perché non mangi una bella fiorentina?!”.
La casistica è sicuramente curiosa, ma sappiamo con certezza che non sono i vegetariani a interessare queste evidenti resistenze culturali, camuffate da nutrizionismo.

Il ridicolo, la disapprovazione, la negazione, non sono per noi veg*ani.
Sono gli animali i veri destinari delle risatine e delle battute spiritose, della disapprovazione, della negazione.
Si ride perché c’è qualcosa di grottesco e di buffo che suscita lo scherno. Il ridicolo nasce dalla contrapposizione tra i discorsi sulla dignità animale da una parte e l’immaginario sugli animali dall’altro, nel quale sono sostanzialmente buffi fantocci dalle cosce succulente, imbecilli senza ragione, masse di carne con cui non si interloquisce, essendo considerati oggetti e null'altro. Corpi spellati e conciati in pezzi, violentemente manipolati, ridotti a un mucchio di braciole, filetti, prosciutti, bistecche, oggetti di uso comune, disseminati nella quotidianità, su cui la sola possibilità di discorrere di alti valori morali suscita il sorriso come se parlassimo della sensibilità dei temperamatite o dell’intelletto dei cavatappi.

Ridere degli animali è uguale a negare di prenderli sul serio, escludere di considerare la loro dignità. Semplicemente, si respinge l’idea che esista una questione animale su cui riflettere. Ripudiare che esista la possibilità di nutrirsi in modo vegan significa solo negare che uccidere gli animali è una scelta, non un obbligo. Vuol dire negare a priori la possibilità che di essi si possa discorrere in termini morali e politici.
Ci teniamo a sottolineare che siamo vegetariani perché intendiamo riconoscere agli animali il bisogno di vita, di libertà, di pace. Ma non la libertà di cui tanti allevatori biologici parlano, pubblicizzando i loro prodotti e dicendo che non causano sofferenza perchè derivano da “animali liberi di pascolare” - ma di fatto costretti allo sfruttamento del loro corpo e uccisi, al termine della "carriera" produttiva - . Noi parliamo di rispetto assoluto della vita degli animali, esattamente come quando si parla di rispetto assoluto della vita umana.

Vegefobia è ridicolizzare i vegetariani per ridicolizzare gli animali.
Vegefobia è negare la possibilità della dieta vegetariana per negare la possibilità di parlare di animali come persone sensibili, che hanno dei bisogni - di vita, di libertà, di pace - che è ora di riconoscere e rispettare.
Vegefobia vuol dire colpire i vegetariani per colpire gli animali, sfottere i vegetariani o ignorarli per sfottere o ignorare gli animali.

Carenza di ferro permettendo, alziamo la voce, e a questo NO secco contro la loro libertà, la loro vita, la loro dignità, opponiamo un altro No, ancora più forte, ancora più deciso.
Ormai ci siamo capiti. Ridicolizzare i vegetariani e negare la dieta vegetariana è solo una scusa. Ciò che davvero esiste è una severa, violenta ridicolizzazione degli oppressi, un’aggressiva negazione dei problemi che la loro questione solleva, una rigida opposizione contro gli animali.

Gli animali sono oggetti, liberarli è una rapina...

Questa è la storia dell'incontro fra una cena e una persona.
L'11 ottobre 2007, sulla ghiacciaia del PAM di via Olona di Milano, sotto gli occhi di tutti, qualcuno agonizzava. Agonizzava da giorni. Il corpo gelato, i sensi annebbiati dal freddo. Agonizzava senza sapere perchè. Agonizzava e aveva paura.
Sdraiata su una ghiacciaia, una cena conosceva il terrore, il dolore, la nostalgia... Quella cena, in silenzio, urlava... Quella cena che sognava il mare...
Un continuo rumore copriva quel grido silenzioso e disperato, rendendo quel qualcuno cena silenziosa.
Ma ascoltando per un attimo il silenzio, era impossibile sottrarsi alle urla inascoltate di una cena, che in silenzio piangeva.
Quel giorno, una cena e una persona si guardavano e si ascoltavano. E poi correvano, insieme, verso il sogno di chi era nato astice ed era stato trasformato in cena. Verso il sogno di chi, sognando, piangeva.

Ma una ragazza ora correva fuori da un supermercato con in mano una cena!
L'uomo saltava giù dal camion e bloccava quella ladra di cene costosissime. Chiamava la polizia, per fermare definitivamente quella criminale.

Quella sera, mentre una ladra veniva arrestata per rapina, una cena cuoceva...


In p.zza Cadorna, alle 13 di giovedì 5 marzo, in occasione dell'ultima udienza del processo per rapina, è stato organizzato un presidio, per urlare che un animale non è una cena e che una liberazione non è una rapina.


Intanto, nel tribunale dei minori di Milano, verrà letta la rivendicazione che incolliamo qui sotto.
Ognuno sarà il benvenuto, ma ci piacerebbe non avere sigle o bandiere, per dire ciò che profondamente sentiamo come persone.

LETTERA DI UN ASTICE AD UN GIUDICE

UNO DEI MILIONI... PROPRIO UNO... PROPRIO LUI...


Immaginate per un attimo di essere sdraiati in una scatola di vetro, a pancia in giù sul ghiaccio, con mani e piedi legati e un pezzo di nastro adesivo sulla bocca. E' ormai una giornata che siete in quella posizione, o forse cinque minuti, in effetti vi è difficile dirlo con precisione. siete legati in mezzo a centinaia di giganteschi pacchetti di tetrapack, sacchetti di plastica, bottiglie di lemonsoda, elastici e spazzole per capelli. centinaia di persone si muovono intorno a voi. vi guardano, ma sembrano non vedervi, prese a saltare da uno scaffale all'altro, come tutte spinte da uno stesso impulso perverso a voi sconosciuto. quante ore, o giorni, o minuti saranno passati? qualcuno si ferma, vi osserva, dice qualcosa in una lingua incomprensibile. un'altra voce risponde da dietro la vostra testa, che è ormai talmente infreddolita da non pensare nemmeno di poterla provare a girare. da quanti anni, o giorni, siete chiusi li dentro? ogni secondo dura un minuto, ogni minuto un'ora, mentre contate il tempo secondo dopo secondo, e ad ogni secondo vi chiedete quanti altri ne dovranno seguire. un guanto enorme si protende verso di voi, vi solleva. la prima voce parla un'altra volta e voi vi ritrovate di nuovo con la pancia sul ghiaccio. qualcuno di fianco a voi viene sollevato a sua volta e chiuso in un pacchetto di cellofan. due persone, mentre scelgono le patatine fritte nello scaffale vicino al vostro, guardano la scena come fosse la cosa più normale del mondo. tutti intorno a voi si comportano come se lo fosse.
voi li guardate senza capirli e vi chiedete perché siete chiusi li dentro... e forse è un bene che di questa domanda non possiate conoscere la risposta...

io vivevo nel buco di uno scoglio, levigato dalle onde del mare (forse questa frase avrei dovuto interromperla a "io vivevo" ). conoscevo perfettamente il mio fondale e sapevo che ogni onda avrebbe portato qualcosa di diverso e di nuovo. me ne stavo li, per giornate intere sulla mia roccia, a sentire il risucchio delle onde sul mio corpo immobile.
non so come abbia fatto a ritrovarmi catapultato all'inferno, è stato un attimo, quello che mi ricordo è solo il fondo del mare, e poi decine, centinaia di pesci schiacciarsi e contorcersi sulla mia schiena e sotto la mia pancia. l'acqua che scendeva, sempre di più, trascinandoci verso il basso, lasciandoci soffocare sempre più schiacciati l'uno sopra l'altro in balia della forza di gravità, ammucchiati come una catasta di legna. avevo paura, non capivo. all'improvviso siamo precipitati su un piano duro e asciutto. vedevo tutti morire soffocati, in preda alle convulsioni.
poi mi sono sentito sollevare, qualcosa di stretto e doloroso mi costringeva le chele. io non capivo, non sapevo cosa stesse succedendo, tutt'ora non so cosa sia successo ne cosa succeda. non so come ne perchè mi sia ritrovato all'inferno. il mio corpo è atrofizzato dal ghiaccio. fatico a muovere le zampe. un dolore costante e logorante mi stringe la testa e non mi lascia un solo istante di tregua. mi chiedo perchè, mi chiedo cosa sia il posto in cui mi trovo. dove sono le onde del mare? mi chiedo da quanto tempo mi trovo qui e quanto ancora ne dovrà passare. mi chiedo se sarà questo il posto in cui dovrò morire o cosa ancora mi aspetti. e intanto aspetto, aspetto rassegnato, secondo dopo secondo. conto il tempo, senza lasciar passare un solo secondo senza chiedermi come e perchè sia stato strappato al mio mare e se mai potrò rivederlo.
e grido in silenzio, perchè voi non la potete sentire la mia voce straziata. e imploro chi di voi ha un cuore di riportarmi a casa


Un astice dei milioni... proprio uno... proprio io..


In questo processo ci sono due parti in causa: una si deve difendere dall'accusa di rapina, l'altra è quella che accusa. Ogni anno miglia di astici muoiono bolliti vivi, miliardi di animali vengono torturati uccisi per soddisfare il nostro palato. Al mondo esistono milioni di lager, in cui gli animali non sono che numeri, fatti nascere al solo scopo di essere sfruttati e uccisi, considerati alla stregua di macchine che convertono i mangimi in carne, latte, uova, pellicce, risultati di esperimenti.
Trovo ai limiti dell'assurdo che in questo processo sia io a trovarmi al banco degli imputati, per questo motivo ho voluto con la presente lettera chiamare a testimoniare la vera vittima di tutta la vicenda, l'unico testimone che credo meriti veramente di essere ascoltato. Purtroppo ho dovuto usare sentimenti, parole, sensazioni e pensieri umani per provare a rendere vagamente l'idea della profonda angoscia e del dolore provati dall'animale, e dell'insensatezza della diffusa convinzione che chi ne è responsabile sia nel giusto. E' evidente che si tratti di un espediente letterario e sono consapevole del fatto che l'astice non possa aver provato tali sensazioni così come descritte, ma era l'unico modo per rendere l'idea avvicinandosene il più possibile. So comunque di non essere riuscita nel mio scopo, tuttavia non avrei potuto in alcun modo farlo. Si tratta di situazioni che chi ha vissuto non potrà mai raccontare e da chi non sono state vissute non potranno mai essere comprese... mai sul serio... mai fino in fondo... Tuttavia è sufficiente guardare un animale negli occhi per capire che dietro ad ognuno di loro, così come ad ognuno di noi, si trova un intero mondo, un mondo che nessuno ha il diritto di distruggere deliberatamente.
Considero questo processo un'occasione per provare a dare voce a tutti coloro le cui grida straziate non fanno che rimbalzare contro un muro di silenzio. Ritengo necessario non rinnegare quelle che sono state le vere ragioni del mio gesto per fermarci tutti un attimo a riflettere su cose erroneamente date per scontate, io con voi.
Il grattacielo in cui viviamo, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato. Ed il tutto si regge su un pregiudizio, simile a quello razzista o sessista, il pregiudizio antropocentrico, che giustifica la diversa considerazione degli interessi su base di specie. La scala dei valori è stata completamente ribaltata, conformemente alle esigenze umane, fino al punto di attribuire diverso valore alla sofferenza a seconda del grado di "razionalità" di chi la prova, senza minimamente considerare il fatto che sentimenti e sensazioni come dolore, paura, istinto ed interesse alla sopravvivenza, terrore, percezione della vita e della morte, non sono affatto connessi alla "ragione", ma semmai alla sensibilità, propria degli altri animali così come dell'animale umano. A dire la verità, comunque, non è neanche propriamente la razionalità ad essere portata come principio discriminante, ma la mera appartenenza di specie.
Prendiamo in analisi il caso di un uomo portatore di un handicap tale da renderlo privo di capacità razionali, ma non di sensibilità. Ragionando in modo laico, coerentemente con l'assunto che la razionalità sia il principio che stabilisce il valore della vita, della morte e della sofferenza, l'individuo in questione dovrebbe essere considerato (e di conseguenza trattato) alla stregua di un animale-non-umano, ovvero come un potenziale mezzo che consenta ai cosiddetti "esseri razionali" di conseguire i propri fini. Il fatto che ciò (fortunatamente) non avvenga, rivela un'evidente contraddizione. L'opposta valutazione che spinge in un caso ad infliggere e nell'altro a evitare la sofferenza, non è forse il sintomo di un atteggiamento schizofrenico? Perché non si ha il coraggio di mettere in discussione i principi che lo ispirano, invece di elevarli a verità assolute e indiscutibili? Se lo si facesse, forse un gesto come il mio risulterebbe non solo comprensibile, ma addirittura doveroso ed inevitabile.
Io ho visto la sofferenza negli occhi di quegli animali, questo è stato ilmotore del mio gesto. La pietas, uno dei più nobili fra tutti i sentimenti. Ho portato una serie di ragioni perfettamente in grado di essere capite. Voi avete la facoltà di stabilire se restituire la dignità ad un essere senziente sia o meno un gesto criminale, ma prima che possiate decidere se volervi prendere questa responsabilità, voglio appellarmi al vostro buon senso, vorrei che voi provaste a chiedervi: siete fino in fondo sicuri di avere il diritto di farlo? E siete certi di poter soprassedere su quanto sopra detto? ...E Siete disposti a prendervi la responsabilità di riconoscere la tortura e di condannare la compassione e l'empatia?